Questo è il libro di Stephen King più cupo che abbia letto fino ad ora,e non certo per la storia ( alieni che cercano di contagiare il nostro pianeta con una terribile spora assassina ),quanto per il fatto che è stato il primo romanzo scritto dopo il terribile incidente occorso all’autore nel 1999. Tutta l’azione si svolge in una tremenda tempesta di neve ed i personaggi sono attanagliati da pesantissimi fardelli esistenziali,come ad esempio la reiterata idea del suicidio o la consapevolezza di un completo fallimento esistenziale ( l’espressione più ricorrente nel romanzo è “ stessa merda,altro giorno “ ). Ma più si va avanti nella lettura e più questa vena pessimistica si smorza,facendo entrare il racconto nella parte più avventurosa : un interminabile ma avvincente inseguimento,dal cui esito dipenderà la salvezza o meno di tutto il genere umano. Questo mutamento narrativo è dovuto,a mio avviso,al lento miglioramento delle condizioni fisiche e psicologiche dello scrittore durante la convalescenza/scrittura…ma le prime 300 pagine sono veramente asfissianti e King le ha lasciate così,presumo,come a testimonianza di un periodo irto di difficoltà della sua vita. E come sempre la morale di fondo è che la salvezza da tutto è nell’infanzia,nei ricordi di essa,che contengono l’elemento redentore utile all’uomo per ritrovare la forza di prendere nuovamente le redini della sua vita,per quanto malsana possa essere ( non a caso nel romanzo c’è un diretto riferimento ad It,uno dei capolavori di King, dove alla toccante e delicata descrizione dell’infanzia viene concesso ampio spazio ). Non mi sento di affermare che l’Acchiappasogni sia un capolavoro e nemmeno che sia un pessimo libro ; credo che la verità del mio giudizio critico sull’opera sia nel mezzo. Un buon libro,tetro da morire,da considerarsi come un diario particolareggiato delle sofferenze dell’autore ( vedasi ad esempio l’incidente,simile a quello di King nella realtà,che subisce uno dei protagonisti,ed i conseguenti patimenti fisici e psicologici realisticamente descritti,e il dialogo tutto interiore e mentale/psicotico tra il protagonista e l’alieno invasore,credo riflettente alcune allucinazioni di King sotto l’effetto degli antidolorifici – per non parlare della terribile disumanità del Colonnello Kurtz,uno dei personaggi di King maggiormente privo di etica,vuoto e calcolatore ),sofferenze che per una volta hanno soverchiato la vena creativa e prepotentemente hanno trasformato quel che nelle intenzioni doveva essere un romanzo fantasy, in un diario letterario del patimento. Da leggersi, se interessati all’argomento.

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