300 pagine e’ una stringatezza sorprendentemente inusuale per un’opera di Stephen King,soprattutto se trattasi nella fattispecie di un saggio sulla scrittura dove Zio Steve di cose da dire ne avrebbe presumibilmente a iosa,ma e’ lo stesso King a spiegare la ragione di tale concisione in una delle tre ( brevissime !!! ) prefazioni : “ questo e’ un libro breve perché la maggior parte dei libri sulla scrittura sono pieni di scemenze ( … ) ho pensato che più corto fosse il libro,meno sarebbero state le scemenze “. E difatti King si limita veramente all’essenziale,in uno stile colloquiale e di facile lettura. La prima parte, ” Curriculum Vitae “, è composta da istantanee che vanno dall’infanzia sino ai tremendi anni conditi da droghe ed alcool . Le poche pagine di “ Cos’è scrivere “ affermano che trattasi nientemeno che di telepatia. Segue “ la cassetta degli attrezzi “, dove Zio Steve dice chiaramente che gli strumenti fondamentali per la composizione letteraria sono il dizionario e la grammatica. Ma è con “ sullo scrivere “ che si giunge alla parte centrale,più estesa e più affascinante del libro,scritta durante la convalescenza post incidente. Qui veniamo a conoscenza delle genesi compositive e le problematiche ad esse connesse di diversi testi ,come ad esempio l’Ombra dello Scorpione, Carrie, Misery, Buick 8 etc.,ed anche di diverse strutture compositive e regole generali che sfuggono generalmente al semplice ed ignaro lettore di fiction. “ Sul vivere: un postscriptum ” sono pagine toccanti e descrittive il terribile incidente quasi mortale occorso a King nel 1999; ritengo sia stato un grande atto di coraggio da parte sua parlarne in maniera così schietta,delicata ed al contempo distaccata. Chiude il tutto la proposta delle pagine iniziali di un racconto ( 1408,e se non lo avete ancora letto…fatelo subito ! ) in prima bozza e poi in revisione,che permette al lettore abituato sempre al prodotto bell’è finito di seguire le varie fasi di scrittura,seguita in coda dalla lista di alcuni libri significativi letti da King e ritenuti utili alla formazione di uno scrittore o a chi voglia cimentarsi in tale arte. Per tutta la lettura del saggio si respira l’aria del vecchio e sano artigianato di una volta ( non a caso il sottotitolo e’ “ Autobiografia di un mestiere ” ), un sapore ( sic ! ) oggidì quasi perduto. Insomma,un bel testo che mi sento di raccomandare vivamente a chi fosse interessato alla magia ( perché di questo in fondo si tratta ) ed alla genesi di qualsiasi buona opera di fiction,mentre per quanto riguarda chi e’ interessato solamente alla lettura di un buon romanzo bell’e pronto… beh,credo che ne sarebbe deliziato e ne trarrebbe giovamento anch’egli.

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