Uno Stephen King in forma eccellente per quest’ opera monumentale/corale che consta più di mille pagine e con più di sessanta personaggi. Grazie a Dio all’inizio vi è la lista dei principali, per aiutare il lettore ed evitare confusioni e dimenticanze,inclusa una piantina della città dove si svolge l’azione, per seguirla al meglio. Il tema è purtroppo attualissimo : l’ingordigia umana per il potere ed il conseguirlo e mantenerlo con tutti i mezzi a disposizione,leciti o meno,come il terrore e la disinformazione, a scapito della comunità. Nella nota finale King sostiene di aver scritto questo romanzo sempre con il piede pigiato sull’acceleratore,ma non è semplice mantenere l’azione sempre al massimo livello,anche per un geniaccio come lui,e difatti si nota un calo di tensione verso metà dell’opera e nelle ultime cento pagine,dove in queste anche lo stile di scrittura ha un’impennata negativa,come se King non vedesse l’ora di finire ( le ultime dieci a mio avviso,mi perdonino gli idolatri di Zio Steve ( e pensare che sono uno di loro ! ), andrebbero letteralmente riscritte ).Inoltre vi sono anche delle inutili ripetizioni di informazioni tra i capitoli,frutto credo di disattenzione da parte dello scrittore o dell’editor,più che intenzionali. Ma a parte questo,il libro è stupendo e vale certamente la lettura. Lo stile narrativo è a raggiera : si seguono le vicissitudini di un personaggio,poi di un altro e così via,mentre gradualmente il lettore si forma il quadro della situazione,come in un puzzle in cui le caselle lentamente vanno a comporre il disegno completo… ma alla lunga questo espediente stanca e perde di novità e freschezza; del resto è impossibile anche per un genio tenere duro,come dicevo prima,per più di mille pagine. La descrizione psicologica e non solo dei personaggi è come sempre a livelli sublimi,e tra questi a mio avviso spicca lo Chef,psicopatico ridotto a larva umana ed ottenebrato dal lato peggiore del fanatismo religioso,ed un consigliere comunale che scopre l’ebbrezza degli stupefacenti per sopportare un doppio lutto,ed al contempo scopre una vita più vera,anche se più violenta. Troviamo anche alcune situazioni decisamente sopra le righe,che sconfinano spesso nel surreale più delizioso di cui King è il re indiscusso ( perdonate il gioco di parole ),meravigliosamente descritte. Nella lettura si capisce che Zio Steve si deve essere divertito un mondo a scrivere questo libro,e del resto chiamare l’eroe positivo Barbie,come la celeberrima bambola ( che razza di nome per un ex marine in congedo ! ),ed il negativo Big Jim,come il bambolotto con cui giocavamo alla fine degli anni sessanta,lo attesta. Si evince anche chiaramente la sensazione che King,dopo le sperimentazioni degli ultimi anni,e che sperimentazioni…basti pensare al riuscitissimo La storia di Lisey tanto per citare un esempio,si sia volto, almeno per il momento, a tematiche e stile più fruibili ai più. Il già annunciato “ 11/22/63 “,dove il protagonista fa un viaggio nel tempo sino agli anni sessanta per tentare di impedire,nientemeno,che l’assassinio di Kennedy,e “ The wind in the keyhole “ ( il vento nel buco della serratura,annunciato per il 2012 ),proseguo della sua magnum opera,La Torre Nera,crediamo che non fanno altro che andare in questa direzione.

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