Locandina Lo Sguardo di Satana - Carrie

 

Carrie è senza dubbio una delle icone horror di tutti i tempi. La timida, repressa ragazzina, in possesso di un potete terribile. E’ stato il primo romanzo di Stephen King, e ne è stato tratto, nel 1976, uno dei film cult della storia del cinema. Proprio per questo, il confronto con il lavoro di Brian De Palma appare quasi scontato.

Tuttavia, credo che per apprezzare un film qualsiasi, si debba riuscire a scrollarsi di dosso “ciò che è stato”, e approcciarsi da “vergini” alla visione di questo film. Per questo motivo, andando fuori dal coro (a quanto sembra), mi sento di dire che il film della Peirce è un buon film.

 

 

 

 

 

La Storia

Per chi non ha mai letto il libro di King, né ha mai visto il film di De Palma, la trama è la seguente. Carrie èCarrie nella doccia una ragazzina all’ultimo anno di liceo. Timida, introversa, repressa da una madre mentalmente instabile, vittima di un fanatismo religioso che la porta a negare la realtà. Tutto questo fa di Carrie la vittima preferita di scherzi ed angherie a scuola, sempre presa di mira ed emarginata da tutti i suoi compagni. Ma Carrie nasconde dentro di sé un potere tanto potente, quanto terribile: la telecinesi. Col tempo Carrie prende coscienza sempre più del suo potere, finché non lo farà esplodere dopo l’ultimo, orribile scherzo di cui è vittima.

 

CarrieKimberly Peirce

Già dall’inizio del film si capisce che la Peirce ha voluto rimanere più vicina al libro. Lei stessa ha più volte detto che il suo non voleva essere un remake del film di De Palma, ma una nuova trasposizione del romanzo. La storia, quindi, ricalca in modo abbastanza fedele quella del libro, con alcune modifiche dettate dal fatto che questo film è uscito a quarant’anni esatti dalla pubblicazione del romanzo. Sono stati, infatti, introdotti mezzi tecnologici (cellulari, pc, internet, youtube) che, ovviamente, nel 1974 non c’erano. Il tutto per dare un senso di attualità alla storia, che permette alla regista di portare il “bullismo” del quale è vittima Carrie ad una dimensione moderna, trasformandolo in “Cyber-Bullismo”. Come nel romanzo, anche nel film della Peirce viene dato maggiore spazio alla relazione madre-figlia e Margareth White, interpretata da Julianne Moore, appare non solo come una fanatica religiosa delirante, ma come una donna completamente dissociata dalla realtà che, non trovando neanche nella religione “tradizionale” un luogo sicuro in cui vivere, si autoinveste del titolo di pastore di una religione tutta sua (la stessa Carrie obietterà alle parole della madre dicendo “nella bibbia queste cose non ci sono”). 

 

Protagoniste

In diverse recensioni ho letto che molti non hanno gradito la scelta delle protagoniste, Chloe Moretz e JulianneCarrie e Margareth pregano Moore, specie quella della giovane attrice, rea, a detta di molti, di essere troppo bella per interpretare Carrie.

Molti di coloro che sostengono questa idea, lo fanno perché hanno negli occhi la grandissima Sissy Spacek, protagonista del film di De Palma. Per quanto mi riguarda, ho trovato la Moretz azzeccatissima nei panni di Carrie, interpretata in modo molto buono. La bellezza è stata abilmente mascherata con il trucco e, ricordo per coloro che non hanno letto il libro, Tommy durante il ballo, guardando Carrie si accorge di quanto in realtà sia una bella ragazza, bella al punto da farlo quasi innamorare. La bellezza della Moretz, quindi, non è un punto a sfavore della ragazza, tutt’altro. 

Per quanto riguarda la Moore, invece, non ho nulla da dire se non: strepitosa!

Deludente il personaggio di Billy Nolan, interpretato da un bravissimo John Travolta nel film di De Palma, qui messo un po’ troppo in disparte. Non si capisce bene il motivo di tanto odio nei confronti di Carrie da parte di questo ragazzo che non ha mai avuto nulla a che fare con lei. Credo che come personaggio, si sarebbe potuto sviluppare meglio.

 

Telecinesi ed effetti speciali

Una delle grandi paure riguardo questo film, era quella di vedere un’accozzaglia di effetti speciali buttati quasi a caso, nella realizzazione dei poteri di Carrie. Fortunatamente una paura che si è rivelata infondata. Per quanto la presenza del potere sia rappresentata sin dall’inizio del film, la famigerata scena della doccia, è ben dosata e per nulla fastidiosa. Come nel libro, il potere inizia a manifestarsi in modo quasi casuale, in momenti di grande stress, incontrollato, per poi iniziare ad essere controllato dalla ragazza che, si documenta e si “allena” ad utilizzarlo. La crescita della consapevolezza del potere è una delle cose che potevano essere rese meglio. Nel libro è molto chiaro l’allenamento al quale si sottopone Carrie, mentre nel film è tutto un po’ troppo veloce. 

Gli effetti speciali sono del tutto realistici, non si ha quasi mai la sensazione di “finto”. Apprezzabili alcune scene girate con la tecnica dello “Stopping Time”, portata alla ribalta con i film di Matrix. 

 

Finale (attenzione, spoiler!!! Non proseguite nella lettura se non volete scoprire dettagli sulla trama)

Il finale differisce sia da quello del romanzo, sia da quello del film di De Palma, ma è assolutamente apprezzabile e, per i fan di King e del romanzo, sicuramente è una chicca che strapperà un sorriso. L’idea della Peirce di far concludere il film con la pioggia di pietre che, nel romanzo, è la prima, grande manifestazione del terribile potere di Carrie, è un vero e proprio omaggio al romanzo di Stephen King. 

 

 

Cosa non mi è piaciuto

Ci sono alcune cose in questo film che non mi sono piaciute affatto o che potevano essere rese in modo migliore. La prima è quella già citata sopra, ovvero una padronanza del potere troppo precipitosa. Guardando solo il film, Carrie passa dalla scoperta di avere il potere alla sua totale padronanza in un lasso di tempo troppo breve. 

La seconda cosa che non mi è piaciuta, ed è davvero un peccato, è stata la prima scena del film. 

[ATTENZIONE SPOILER! Non proseguite nella lettura se non volete scoprire dettagli degli trama]

La primissima scena del film vede il parto, solitario, di Margareth White. La scena è perfetta, rende subito l’idea della psicologia contorta della donna (che crede che il dolore e il gonfiore della pancia sia un cancro) e del rapporto che si andrà instaurando tra madre e figlia. Ma la cruda e spietata bellezza di questa scena, viene, in parte, cancellata da un errore madornale: dov’è il cordone ombelicale? La donna partorisce da sola nel suo letto e solleva una bambina senza che ci sia il cordone ombelicale. Un errore a parere mio del tutto inspiegabile.

Altra cosa che non mi è piaciuta è la scena finale, quando Sue Snell va a casa di Carrie e la trova con la madre tra le braccia. Non capisco il senso della gravidanza di Sue, né tantomeno come una telecinetica come Carrie, possa intuire non solo una gravidanza che è appena all’inizio, ma addirittura il sesso del nascituro.

Ultima cosa che non ha per niente senso, rendendo un po’ grottesco il finale, è l’immagine della lapide di Carrie, imbrattata da una scritta oltraggiosa, che, senza alcun motivo si spacca con un urlo in sottofondo. Aveva senso nel film di De Palma il braccio di Carrie che afferra quello di Sue, perché era tutto frutto di un incubo di quest’ultima. Ma la lapide che si rompe nel film della Peirce mi lascia perplesso.

 

 

Conclusione

A differenza di molti, evito di fare confronti con altri film, e mi sento di consigliare questo film. Mi è piaciuto, è stato realizzato bene e la storia è abbastanza fedele al romanzo. Si vede lo sforzo della regista nel voler portare sul grande schermo lo spirito del romanzo. 

 

Voto: 7.5

 

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